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Roberta Cavallo e i “capricci” dei bambini

Si sono appena spenti i riflettori su Roberta Cavallo e il suo “Basta capricci”, evento tenutosi a Roma il 4 novembre scorso, presso una sala conferenze che ospitava circa 300 persone. Ovviamente, la sala era pienissima…   

Basta Capricci a Roma il 4 novembre 2017

Smettila di fare i capricci
Chi non conosce Roberta Cavallo? Con il libro Smettila di fare i capricci, forse il più famoso, edito da Mondadori, questa giovane e assertiva consulente genitoriale ha tracciato un nuovo percorso nell’approccio con i bambini: la ricerca del rapporto empatico.

La crescita secondo natura
Antonio Panarese e Roberta Cavallo
, formatori d’infanzia, specializzati nella crescita “secondo natura”, diventano consulenti genitoriali e fondano insieme la società Bimbiveri, che riflette lo sviluppo armonico dei bambini assecondando le giuste tappe del loro processo evolutivo.
Dopo aver gestito per cinque anni un centro di affido familiare che ospita bambini disagiati (ma a volte anche le loro mamme) nelle situazioni più disparate e difficili, che vanno da storie di conflitto ad abbandoni e grossi traumi, Antonio e Roberta decidono di coltivare il loro sogno: quello di restituire felicità a maggiori bambini possibile, ma anche ai loro genitori, aiutandoli a creare una relazione basata sulla comprensione e sull’ascolto. Con molti esempi pratici, Roberta aiuta il genitore a lasciarsi alle spalle quei blocchi generazionali di cui è vittima inconsapevole e che impediscono l’attenzione “vera” verso il bambino. Poco alla volta il genitore potrà così costruire con lui un legame sano e secondo natura. Incentrando il rapporto sulla totale accoglienza delle emozioni e sulla profonda attenzione verso lo sviluppo del bambino, sono  assecondate e sostenute le 3 grosse tappe di crescita: fino ai 7 anni, dai 7 ai 14 e infine dai 14 ai 21.

Roberta Cavallo con Flavio Montrucchio e Georgia Luzi in “4 Mamme” su Fox Life

Dai libri all’Ambasciata delle mamme e dei papà
Inizia così il percorso di consulenza, la pubblicazione dei libri, le numerose conferenze, le interviste, i video su Youtube, i videocorsi online, Il Programma TV “4 Mamme” su Fox Life, e, infine, l’ambasciata delle mamme e dei papà su Facebook, un gruppo di consulenza e auto aiuto in cui Roberta è presente quotidianamente.

Tra i libri, dopo il fortunato Smettila di reprimere tuo figlio, del 2013, a seguire troviamo Le 7 idiozie sulla crescita dei figli, Smettila di fare i capricci, Smettila di programmare tuo figlio, e infine Sei un bravo genitore se…

Parlando dritto al cuore delle mamme e dei papà, Roberta mostra una strada alternativa rispetto a quella che ci è stata indicata: i cosiddetti capricci sono vere e proprie espressioni di un sentimento o un bisogno. Poiché dal punto di vista culturale non ci è mai stato spiegato come “funzionano” i bambini, è come se non possedessimo un libretto di istruzioni per l’uso. A dispetto di quel che siamo portati a credere, allora, di quel che ci è stato insegnato “perché si è sempre fatto così”, i loro pianti, le loro urla, le ritorsioni e le continue ricerche di attenzione non sono altro che la manifestazione di un bisogno recondito del bambino, soprattutto nella prima fascia d’età, in cui il bimbo ancora non è libero di esprimersi. Fino ai sei, sette anni, i bambini non sono ancora in grado di spiegare il motivo del loro disagio, dice Roberta. Non sanno ancora dire “Sono arrabbiato perché…”, e richiamano l’attenzione nel modo che conoscono, e che per loro è più naturale, cioè fisicamente: urlando, piangendo, o lanciando oggetti.
È il modo del bambino per dire “Aiutatemi”.

Antonio Panarese e Roberta Cavallo

Perché accade questo? Oggi, spiega Roberta, i bambini hanno bisogno di più attenzioni che siano “di qualità”. A differenza di chi è nato 30/40 anni fa, i bambini di oggi sono meno “addormentati”, culturalmente più avanti, e spesso con genitori abituati ad andare di fretta. Il rapporto, la relazione, risultano inevitabilmente sminuiti, e ascoltiamo meno i nostri bimbi. Per ovviare a questi inconvenienti, secondo Roberta, in realtà basta davvero poco: trascorrere con loro del tempo di qualità, nel quale siamo presenti al 100%, e non solo fisicamente ma con la testa al telefono che squilla o alla cena da preparare… E, per chi lo ha sperimentato – me compresa – a volte bastano davvero cinque minuti riservati solo a loro per capovolgere le sorti di una serata partita male! In verità – dice Roberta – per modificare una relazione con un bambino, occorre meno di quanto si pensi:

1 guardarlo negli occhi mentre gli si parla. Perché i bambini hanno bisogno di essere guardati. Quanto più sono guardati da piccoli, tanto più diventeranno autonomi da adulti. In quei momenti, basta che il bambino si senta rassicurato e apprezzato.

2 non avere fretta, dopo una giornata in cui non li vediamo, di mollare tutto per pensare alla cena e alla casa, ma ascortarli subito (e spesso la cosa si risolve in pochi minuti) esortandoli a comprendere come ci siano mancati, poiché siamo stati distanti da loro tutto il giorno. Questo perché i bambini vivono il presente, e da piccoli non hanno coscienza né dello scorrere del tempo né di quale sia il mondo “fuori”, quando la mamma e il papà vanno a lavoro.
I bambini non hanno la cognizione del “dopo”, ma vivono il momento.

Per Roberta non c’è genitore migliore di noi stessi per i nostri figli, solo che dobbiamo andare a scardinare le informazioni sbagliate che ci hanno inculcato, e che meccanicamente usiamo, ritenendole giuste. Inoltre, è importante sapere “quale genitore” si è in una certa fase della propria vita, per arrivare a comprendere, definire e affrontare il capriccio che ci si presenta in quel momento. La prima cosa è comunque intervenire, accogliendo sempre l’emozione del bambino, non reprimendone il pianto e ascoltandone lo sfogo. Possibilmente, non giudicandolo. Anche nelle espressioni più crude di rabbia, come il lancio di un oggetto o qualcosa che non ci piace o che “non andrebbe fatto”, far sentire capito il bambino è il primo passo per costruire una relazione diversa. Quella con il genitore empatico. Per chi ha già letto qualcuno dei loro libri, saprà che Roberta e Antonio fanno molti esempi a riguardo. Le punizioni, ad esempio, non fanno altro che inasprire il rapporto, poiché il bambino, che ha un cervello ancora troppo immaturo per gestire le emozioni che prova, non si sente capito, e talvolta innesca un conflitto – di potere – che potrebbe poi portare a contrasti e scontri che, se non risolti in quella tappa evolutiva, si ripercuotono nell’adolescenza.

A conclusione del corso, Roberta individua dei blocchi con i quali, purtroppo, il genitore di oggi si scontra quotidianamente, e la necessità di superarli per realizzare una relazione realmente empatica: 1) generazionale, 2) emotivo, 3) pratico. Attraverso gli strumenti che ci vengono forniti oggi abbiamo, però, le misure giuste per porci nei confronti dei nostri figli in modo diverso e vivere un rapporto migliore rispetto a quello che abbiamo vissuto/subìto nella famiglia di origine, creando così una relazione serena per tutti.

La mia esperienza
Per quanto mi riguarda, conoscere Roberta mi ha commossa. Sono riuscita a fare una foto con lei ma purtroppo non avevo nemmeno uno dei suoi libri dietro per chiederle l’autografo! La seguivo da oltre un anno, durante il quale ho cercato di far tesoro dei suoi preziosi suggerimenti, anche se, soprattutto all’inizio, non era per niente facile! Rivedevo più volte i suoi video, ma spesso mi trovavo stretta nel pugno di ferro, poiché cambiare un rapporto dall’interno è complicato. Sradicare le abitudini (che pure sai essere) sbagliate sembra insormontabile, perché ti senti osservato, giudicato, soprattutto quando, intorno a te, hai genitori “tradizionalisti” che ti osservano titubanti, o ti disapprovano apertamente. Riconosco che a volte è difficile fregarsene di chi ti sta intorno, quando il tuo atteggiamento è in controtendenza rispetto a quello comune. Ad esempio: comprendere le motivazioni di un bambino che sbaglia e scegliere di non punirlo, non è l’atteggiamento che ci osserva, magari al parco, si aspetta da noi… E, in quel momento, ti senti completamente solo. Eppure, se ci riflettiamo bene, la stima non si raggiunge con le urla o la punizione, ma solo con l’amore e il buon esempio, anche quando un bambino sbaglia. O anche con il gioco. Così, sicuramente i bambini imparano più in fretta.

Nel mio piccolo, poco alla volta, mettendo in pratica certi consigli, ho avuto un gran beneficio nel rapporto con mio figlio e mi sono accorta che lo scontro non porta a nulla, se non a fomentare un bambino che già non si sente capito. Leggere i libri, vedere i tutorial mi è servito soprattutto quando, nei conflitti peggiori – proprio quelli che Roberta chiama lotte di potere – mi sono sentita vacillare, temendo di non essere una buona mamma. E ancora di più quando più di qualche amica mi ha detto, credendo ovviamente di essere nel giusto: “uno schiaffo o una sculacciata non hanno mai fatto male a nessuno. Anche noi siamo cresciuti così”. Parole che io non ho mai condiviso.

Quello che mi è chiaro – e penso sia la cosa che a noi genitori faccia più male, anche se spesso è inconscia – è che in realtà nel capriccio del bambino noi ritroviamo noi stessi, e quello che siamo stati: bambini con bisogni inascoltati, cresciuti troppo in fretta e – in questo dò pienamente ragione a Roberta – talvolta davvero poco osservati. Nelle generazioni precedenti, se da un lato non mancavano nonne e zii che facevano compagnia ai bambini quando tornavano da scuola, è pur vero che a livello profondo il bambino era più abituato a reprimersi, a parlare poco, a esprimere se stesso solo quando gli era “concesso” perché era l’idea stessa dell’infanzia a essere diversa. Oggi, invece, che abbiamo molte più nozioni, ma le figure importanti sono spesso sostituite da baby sitter e tablet, il bambino è emotivamente ancora più bisognoso di essere ascoltato, e spesso sovrappone al genitore la tv o l’ipad proprio quando un suo gioco o un atteggiamento non suscita l’interesse del papà o della mamma. E il bambino, inevitabilmente se ne accorge, anche se non lo dice a parole. Spesso accade perché siamo distratti, perché gli impegni sono aumentati, o siamo stanchi e non vediamo l’ora che la giornata termini. Ancora di più, secondo me, abbiamo paura di farlo, di guardare davvero i nostri figli perché vedere certi atteggiamenti ci fa male, e ci rinvia a un nostro malessere antico e irrisolto.
Forse è per questo che facciamo tanta fatica quando ci troviamo di fronte a delle urla di guerra quando la sera, dopo una giornata faticosa, i nostri figli piagnucolano anche perché abbiamo messo in tavola il piatto del colore sbagliato; o quando, nell’ennesimo scatto di rabbia, il cibo vola dappertutto. Basterebbe, allora, fermarci per un attimo, e chiederci cosa ci dia davvero fastidio  in quel momento, se pulire la minestra buttata a terra o non essere stati ascoltati noi per primi quando avevamo la loro età…

Roberta Cavallo in “4 Mamme” su Fox Life

Ho scoperto che Roberta è davvero come si vede nei video: semplice, diretta e con la rara capacità di capirti al primo sguardo. La sua disponibilità è incredibile, perché anche dopo il corso si è fermata a rispondere alle domande delle singole mamme, a scattare foto e a dare consigli. Mi ero ripromessa di scrivere un articolo sui suoi libri, ma non sapevo proprio da quale cominciare, anche se Smettila di fare i capricci rappresenta, forse, il suo cavallo di battaglia, e non a caso nella maggior parte degli eventi parte prevalentemente da questi, che sono un po’ il terrore di tutti i genitori. Quindi l’evento Basta capricci mi ha dato lo spunto per iniziare, perché i temi da approfondire sono davvero tanti! Il comune denominatore, però, di tutti i suoi corsi, si intuisce subito: Roberta la chiama la regola dell’abbondanza. La cosa che colpisce di più, credo, è che, con una sensibilità tanto rara quanto speciale, tata Roberta ti fa sentire davvero il genitore migliore del mondo, anche se sei pieno di dubbi e sensi di colpa, e in certi momenti proprio non sai dove mettere le mani…  Forse perché lo ha vissuto in prima persona, con circa trenta bambini in affido, forse perché lei stessa dice di non essere Wonder Woman e di aver trascorso un’infanzia tutt’altro che idilliaca, questa ragazza semplice e speciale sa parlare al cuore delle mamme e dei papà in un modo diverso da quello delle “classiche” tate. Con disponibilità e fermezza, mostra quanto l’essere genitori sia il mestiere che paga più degli altri al mondo; se vissuto, però, nel modo corretto per entrambi: genitori e figli. Una sua frase che mi è rimasta impressa è: “Non abbiate paura di essere differenti”, perché – secondo me – è la sintesi di quello che dovrebbe essere il nostro cambiamento, come genitori di oggi, ma – anche – come figli.

Non giudicare, prevenire, e invertire le priorità dovrebbero divenire parte integrante della nostra giornata, insomma. Solo così, superando il nostro giudice interiore, e partendo da noi e dai nostri bisogni… oserei dire “zittiti”, riusciremmo davvero a ridurre i contrasti e a creare un rapporto diverso coi nostri figli. Arrivando così, forse, a riprenderci, almeno in parte, quello che a volte ci è stato tolto da bambini…
Vera

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