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Persone inutili o comportamenti inutili? Aggressività passiva e assertività

Vi è mai capitato la mattina di uscire, scendere le scale, arrivare a metà dell’ultima rampa e vedere il vicino di casa che apre la porta, fa leggermente capolino, si accorge di voi ma fa finta di nulla? Complici i vostri occhiali scuri, la penombra delle scale e il buio di casa sua, l’arrogante richiude la porta, fingendo di aver dimenticato qualcosa, fino a quando non è sicuro che siate passati. E solo allora decide di uscire, mentre voi ormai siete fuori dal tiro e non deve più dirvi, semplicemente “Buongiorno”. A me è capitato stamattina. La cosa peggiore è che ha riaperto e richiuso la porta mentre ero sul portone, essendomi attardata – a quel punto volutamente! – con mio figlio. Per accorgermi poi, quando ero arrivata al cancello, che aveva finalmente aperto anche il portone ed era uscito, alla chetichella, sicuro, ormai, di non dovermi salutare. Un vicino con cui non ho rapporti personali, ma che saluto regolarmente, scambiamo battute e che si ferma a scherzare con mio figlio. Tra l’altro, poco più che un ragazzo. Che ha richiuso la porta per evitare di dire un semplice “buongiorno”. Ma a chi non è successo di incontrare un conoscente, magari non proprio un amico, che faccia finta di non vederti, o che cambia strada all’improvviso?

Magari una polemica del genere può apparire sterile. Sono esagerata, ma è un atteggiamento che, da sempre, mi fa incazzare. Perché io, le persone che conosco, non le saluto proprio quando davvero non le vedo. Certo, potrebbe essere solo l’anticamera della maleducazione, oppure un’antipatia malcelata nei miei confronti. O, più semplicemente, l’atteggiamento irritante di una persona che quella mattina, semplicemente, non ti vuole salutare. Perché ha i cavoli suoi per la testa. Eppure, mi chiedo cosa spinge le persone, a comportarsi così? Siamo arrivati davvero alla più totale indifferenza verso l’altro? Ma non c’è forse, dentro, anche un bel po’ di arroganza? Infatti, è quella che io definisco “indiffarroganza”. Il che mi fa riflettere su alcuni articoli che ho letto da poco sull’aggressività passiva. Perché di aggressività passiva è pieno il mondo, purtroppo, e chi non è ben schermato è costretto a subirla. Gli esempi di aggressività passiva non si contano: dalla vecchietta in pensione che ti passa davanti alla cassa del supermercato, al tipo al bancone del bar che è più alto di te – nel mio caso ci vuole ben poco! -, ti passa accanto, ti supera e tiene poi il gomito sollevato all’altezza della tua testa, come se non ti avesse proprio vista. Si tratta di atteggiamenti stupidi, certo, ma che, se reiterati, ti fanno abituare a tenere la testa bassa, in tutti i sensi. E la tua autostima se ne va a farsi benedire…

Persone inutili o comportamenti inutili? O forse entrambe le cose?

Una volta mi è capitato di essere in fila in un ufficio e un tizio mi ha fatto uno scherzo del genere. Al che gli ho battuto sul braccio e gli ho detto: “guardi che sono bassa ma esisto, sa?” e lui si è messo a ridere. Ma non mi ha fatta passare. Che avrei dovuto fare, a quel punto? Pestargli un piede? Nella società in cui viviamo basta un niente per andarsela a cercare! Anche perchè di questo si tratterebbe. Di far valere un diritto che mi viene negato ed essere anche presa a pugni, se ti trovi davanti la persona sbagliata.

Anni fa un mio caro amico che lavorava con i disabili, durante un turno, accompagnava un ragazzo in carrozzella in giro per Roma, e si trovò una rampa pedonale poco elegantemente occupata da una macchina, priva, oltretutto, di contrassegno. L’auto era praticamente parcheggiata sullo scivolo, e non consentiva il passaggio. Per punire il tizio, i due decisero che il ragazzo disabile avrebbe fatto la pipì sullo sportello, bagnando la portiera del conducente. Poteva esserci un atteggiamento più meritato?

Quando viaggio in autobus, o in metro, invece, mi accade di frequente che i posti siano sempre occupati da ragazzini, poveri figlioli, stanchissimi, e talmente presi da tablet e telefonini da non accorgersi dell’anziano o della donna incinta di turno che sale ed è costretta a tenersi aggrappata ai corrimano. Spesso, i mitici occhiali da sole permettono allo stronzetto di nascondersi dietro un atteggiamento volutamente indifferente.

Per non parlare poi della gente che getta cartacce per strada. È vero che Roma ormai fa schifo, ma è vero pure che questo viene dalla famosa teoria delle finestre rotte che cita spesso mio marito e che molti ormai prendono a modello. Come dire: se vedo Tizio che butta il fazzolettino sporco a terra, istintivamente viene anche a me di fare lo stesso gesto. No, a me, no di sicuro! Proprio ieri, una mamma che conosco diceva alla bimba, amica di mio figlio: “Non gettare nulla a terra. Quando butti qualcosa a terra il mondo piange”. È una frase che mi ha fatto tanta tenerezza.


Quando penso al mondo che mi circonda, e a questa sorta di indiffarroganza che circola, vorrei tanto proteggere mio figlio, e fargli capire che non si vive ovunque così. Che esistono posti civili (ma sono sempre meno) in cui quando aspetti sulle striscie pedonali ci sono auto che si fermano prima che tu debba arrivare a metà corsia per passare, che l’aggressività può essere anche attiva e consentirti di rispondere senza dover far finta di nulla ed essere – automaticamente – colluso. Perché purtroppo, se stai zitto, è così. Che a volte si può evitare di accettare passivamente la volontà dell’altro senza neppure dire la propria. Che non sempre ti picchiano per strada se dici quello che pensi, e che è diverso da ciò che pensa l’altro. Ma… ci credo veramente?

Vorrei insegnare a mio figlio a difendersi, che esistono persone aggressive e inutili in ogni angolo del mondo, dal bambino che ti ruba il giocattolo all’adulto che ti ruba il posto in fila. Ma che non per questo bisogna chinare la testa. A volte bisogna far sentire la propria voce, ed essere, semplicemente, assertivi. Che l’assertività, ma prima ancora il rispetto, deve essere insegnata da bambino, altrimenti da adulto proverai tanta solitudine, indipendentemente che tu sia aggressivo passivo o attivo. A volte, quando ti capita l’idiota che ti passa avanti, basta semplicemente guardarlo e fargli un bel sorriso. Behaind the smile, a hidden knife! (Dietro il sorriso, un coltello nascosto!) Forse, quello che descrive un proverbio cinese, potrebbe essere utilizzato anche in risposta ad uno stesso comportamento passivo aggressivo…E mi viene da pensare che se il mondo non fosse così indifferente nella vita di ogni giorno, forse la mattina ci incontreremmo sul pianerottolo e ci saluteremmo con calore, anche se è una giornata storta, e senza necessariamente dover essere amici.

V


Riferimenti utili:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/10/05/aggressivo-passivo-o-assertivo/734015/
https://www.psychologytoday.com/blog/communication-success/201401/how-spot-and-deal-passive-aggressive-people

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