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Vaticano: Donald Trump e Papa Francesco

C’era una volta un Papa, papa Francesco, e c’era una volta un nuovo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che si incontravano nella Sala del Tronetto dell’appartamento papale. L’incontro aveva luogo il 24 maggio 2017, una data che sarebbe rimasta storica nelle vicende politico religiose di tutto il mondo. I due personaggi si scambiavano una cordiale stretta di mano e qualche parola di saluto, dando poi luogo ad un rendez-vous che, dopo il classico protocollo dei saluti, sarebbe rimasto tra le mura domestiche di casa vaticana…

Si trattava di un incontro che milioni di persone aspettavano, quasi fosse la prima di un film, tra due dei personaggi più intriganti e complessi del mondo: l’uomo santo in bianco che predica una buona notizia ai poveri e l’uomo d’affari brusco e vestito in elegante abito scuro che incarna la stravaganza americana.

Accompagnato dalla consorte Melania e dalla fedele figlia Ivanka, il presidente Trump accedeva finalmente alle Sale Vaticane…

Dopo mesi di conversazioni e tweet rimpallati dall’uno all’altro e un pubblico timoroso oltre i confini internazionali, l’incontro avviene, stavolta, senza mura. Tanto che lo stesso reverendo Antonio Spadaro, stretto collaboratore di Francesco ed editore della rivista gesuita Civiltà Cattolica lo definisce tale. Non sarà che il riferimento sia proprio a quel muro a confine con il Messico e nelle intenzioni del nuovo presidente, per il quale Trump era stato pesantemente criticato proprio dal Papa? E che aveva eretto una barriera tra loro. Tanto che all’affermazione papale che le persone che pensano solo a costruire barriere invece di ponti non sono cristiane, Trump, definendo il commento “disgustoso” (“disgraceful”) avrebbe anche definito il Papa una sorta di “pawn” (galoppino???) del governo messicano.

Stamattina, però, nessuno sembrava desideroso di continuare lo scontro… Dal Vaticano si sono premurati di precisare che i commenti di Francesco non erano un attacco personale, e Trump ha risposto che non gli piace combattere con il Papa.

Durante le elezioni americane, il Papa continuava a condannare la retorica politica di Trump, pur non nominandolo mai apertamente. Il giorno prima delle elezioni presidenziali, aveva però avvertito i cristiani di non essere tentati dalla “falsa sicurezza delle barriere (“walls”) fisiche o sociali”.
“Cari fratelli e sorelle,” disse, “tutte le mura cadono, tutte, non fatevi ingannare”.

E, dopo le elezioni, molti dei migliori alleati americani di Francesco ne hanno accolto la bandiera, pronti a condurre una resistenza anti-Trump.

Il vescovo Daniel Flores, di Brownsville, città di confine del Texas, ha detto che i suoi fedeli aspettavano che il Papa dicesse qualcosa a Trump. “La gente qui vede il Papa come qualcuno che difenda l’integrità dell’identità degli immigrati”, ha detto Flores. “Spera che, quando incontrerà il presidente, ci sia qualche progresso nella comprensione, specialmente nel fermare gli sforzi per disumanizzare la popolazione immigrata”.

   

In una recente conferenza stampa, il Papa ha affermato di non giudicare Trump prima della loro riunione o cercare di fargli cambiare idea su questioni politiche. Invece, avrebbe cercato delle aree di accordo. Trump, proprio venerdì scorso, diceva di aspettare l’onore di incontrare il Papa e voler discutere su “come gli insegnamenti cristiani possano contribuire a mettere il mondo in cammino verso la giustizia, la libertà e la pace”.

 

Massimo Faggioli, professore di storia cattolica presso l’Università di Villanova, sostine che si tratta di un piccolo equivoco tipico degli incontri tipici tra il Vaticano e i politici. La Santa Sede, oltre ad essere la casa spirituale della Chiesa Cattolica, è una nazione sovrana, con diplomatici inviati in tutto il mondo, anche negli Stati Uniti. “Quando il Vaticano parla ai capi di Stato, non parlano di religione”, ha detto Faggioli. Parlano di questioni globali, come il traffico di esseri umani, la crisi dei profughi e l’ambiente. Sempre a suo dire, nonostante la loro storia imbarazzante, il Papa e il Presidente alcune cose in comune, in particolare la loro notevole sollecitudine al potere. Le attività di Trump sono cadute in molti fallimenti prima che il presidente recuperasse il proprio patrimonio finanziario e diventasse una star dei media. Francesco fu espulso dalla sua comunità gesuita, un divieto che si concluse solo quando fu nominato vescovo. Trump è il primo americano senza esperienza politica o militare per occupare la Stanza Ovale. Francesco è il primo latino americano a sedere sulla sedia di San Pietro. “Sono entrambi estranei, entrambi superstiti di grandi sfide”, ha detto Faggioli. “Entrambe le loro carriere si sono arrestate, a un certo punto, e poi sono sono ricominciate.”

Alla fine del 2013, Trump disse di aver visto echi di se stesso nel nuovo pontefice: “Il nuovo Papa è un uomo umile”, ha tweettato Trump, “molto simile a me, il che probabilmente spiega perché mi piace tanto!”

In realtà, umile o no, Trump, come il Papa, si presenta come una voce per i senza voce, un nemico dell’elitismo e un combattente per gli uomini e le donne dimenticati dalla marcia del moderno globalismo. Ed entrambe le figure sono soggette a una spontaneità che va al di fuori del protocollo. Dopo che il Papa e il Presidente si riuniscono, in genere, il Vaticano e la Casa Bianca sono soliti emettere brevi e studiosamente vaghe dichiarazioni sugli argomenti trattati. Quelle di oggi  riguardano un messaggio preciso sulla pace ed il rispetto dell’ambiente, testimoniate dai doni di cui Francesco ha omaggiato Donald: l’Evangelii gaudium, l’enciclica ecologica Laudato si e Amoris Laetiti, oltre al medaglione con il ramo d’ulivo che unisce la pietra divisa. Ma nessuno tranne il Papa, il Presidente e i loro due traduttori sapranno mai quello che realmente si diceva dietro le porte chiuse. Tutti, però, possono leggere il linguaggio corporeo all’inizio e alla fine dell’incontro, quando fotografi e giornalisti sono ammessi in sala. “Tutti staranno a guardare questo scambio iniziale”, ha detto il reverendo Timothy Kesicki, presidente della Conferenza Gesuitica del Canada e degli Stati Uniti. Solo dal linguaggio corporeo si puo valutare scioltezza o imbarazzo, perché il corpo non mente. E se all’inizio il clima è sembrato un po’ teso, al termine dell’incontro, quando è arrivata anche Melania, tutti sembravano più rilassati. All’epoca, i sorrisi tra il presidente Obama e Papa Francesco furono visti come un segnale positivo. Certo, si trattava di un uomo, un presidente, con un fascino diverso. Il Presidente di oggi è stato accolto da una cordialità formale, solo dopo diversi minuti accompagnata da sorrisi più distesi.

La durata dell’incontro, invece, è stata spesso considerata un calibro nella buona volontà tra papi e presidenti, ma in questo caso potrebbe non essere stato di molto aiuto il mercoledì. La visita, molto intensa, è durata solo trenta minuti, forse perché il Papa aveva premura di non deludere quei tanti fedeli che, provenienti da lontano, si presentavano ad assistere alla sua udienza…

Vera

 

Fonte:

http://edition.cnn.com/2017/05/24/politics/trump-pope-francis-vatican-city/index.html

 

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