Menu

Mamma canguro o mamma passeggino? Il Babywearing in città

Per molti anni sono stata una grandissima fan di Sex and the city. Lo vedevo di continuo, fino ad impararne le battute. A New York, tanti anni fa, facemmo anche il Sex and the city tour, di cui ho un ricordo bellissimo. Non ci capimmo molto, per la verità, perché la ragazza parlava troppo veloce, ma le location, quelle sì, le riconoscevo sempre, dalla mitica piazza sulla Quinta strada (di fronte alla Apple) in cui Carrie incontra Big che si è appena fidanzato, nella terza serie, al Bakery shop in cui le ragazze vanno a prendere dei muffin.
Ecco perché tra le varie battute mi è rimasta questa: “Vorresti essere una mamma canguro o una mamma passeggino?”, la domanda che Charlotte rivolge a una Miranda incinta e completamente ignara di quello che l’aspetta…

E anche io, mi chiesi all’epoca, volevo essere una mamma canguro o una mamma passeggino?

Indubbiamente la prima, mi sono detta, e quella sono stata, fin da subito. Vi spiego come, prima da un punto di vista strettamente pratico, e poi sotto l’aspetto più caldamente emotivo. La cosa certa era che, in una città così caotica come Roma, dove prendere un autobus era già un’impresa (nel senso che spesso stentava ad arrivare…), salire in un carnaio con un passeggino era follia pura. E poi, decisamente, volevo “indossare” il mio bambino, per un contatto pelle a pelle, per averlo più vicino, per tenergli la mano mentre camminavo, per vedere il mondo attraverso i suoi occhi. E, semplicemente, per godermelo di più.

La prima fascia che ho comprato è stata la “Quaranta settimane”, in maglina grigia. Trovata per caso in un negozio dell’usato, era tenuta benissimo. Penso proprio che la mamma che l’ha ceduta non l’abbia indossata molto. Per le persone sportive era l’ideale. Allacciabile in molti modi, consente alla mamma (o al papà) di avere il bimbo a portata di cuore, lasciatemelo dire. Perchéil cucciolo può essere portato sia sul davanti (non a caso le fascie sono fatte in questo modo, perchéil bimbo possa sentire il genitore sempre vicino) che sulla schiena, tipo le donne africane. Allacciare la fascia sul dietro non è semplice e generalmente lo si fa quando si è in due, a meno che non si sia bravissimi, o che il bimbo non sia molto piccolo. Io ho preferito farlo sempre sul davanti, portandolo girato a faccia verso il mondo, per non farlo annoiare e farlo sgambettare quando ne sentiva il bisogno. La prima volta è stata testata con il mio gatto, Pepe, che, a quanto pare, ci stava davvero comodo…

Capivo, però, che quella non era la “mia” soluzione, e allora ho tentato con la fascia di tessuto rigido di Bottega Bubamara, un semplice telo abbastanza lungo legato da due anelli. Il negozio offriva soluzioni semplici e di tantissimi colori, tra cui anche il Mei Tai. La fascia che scelsi era pratica, ma non per me, che sono abbastanza impedita. Altro buco nell’acqua. Per fortuna che poi le ho passate a mia cugina, e ancora a un’amica che sta per partorire un maschietto. Insomma, il Babywearing fu salvato, e le fasce furono tutte usate.

Finalmente sono approdata alla soluzione giusta, la Baba Slings. Pratica, comoda, efficace. Chiusa da un doppio moschettone, uno più grande da aprire più spesso, e uno di riserva, più piccolo, che fungeva da salvataggio nelle emergenze. Per fortuna questa mi è stata prestata da una cara amica, e ha fatto il bello e il cattivo tempo del pargolo per all’incirca sei mesi. Il pupo era piccolino. Quindi prima di approdare al passaggio definitivo, il marsupio, il cucciolo è stato custodito lì dentro per molto tempo, ogni volta che uscivamo. Il fantastico, meraviglioso e costoso passeggino che abbiamo comprato (anzi, che ci ha regalato mia madre) è arrivato solo ai suoi sette mesi, ma all’inizio lo abbiamo usato pochissimo, preferendo tenerlo sempre legato a noi, nel marsupio.

Il motivo di questa scelta (mamma e papà marsupio) è molto semplice: essere legati a un figlio che piange, strilla, o allatta, o dorme, è molto più facile se lo hai a stretto contatto. Il bimbo piange meno, sente il tuo calore, il tuo amore senza artifici, senza distacco. Puoi tenergli la mano mentre fai altre cose e lo hai comunque attaccato al petto, puoi lavare i piatti, e perfino lavare il pavimento!

Il motivo per cui invece abbiamo preferito passare al marsupio solo intorno ai sei mesi è che il bimbo cresceva, ma restando comunque piccolino rispetto ad altri, riuscivamo tranquillamente a portarlo con la fascia fino ad allora.
In realtà si suggerisce di tenere il bimbo nella fascia almeno fino al quarto mese, perché la posizione fetale favorisce la corretta formazione della colonnna vertebrale, e di passare solo dopo al marsupio, nel quale il bimbo poggia sul sederino. Intorno al terzo, quarto mese, di solito si sottopone il neonato all’ecografia di routine, nella quale si valuta la possibilità genetica di una possibile displasia dell’anca. Nel caso in cui questa risultasse positiva, credo sia sconsigliato proprio anche l’uso del marsupio.

Il Babywearing, qualunque mezzo si scelga di usare (c’è anche chi si trova bene con il mei tai, ma bisogna prenderci la mano, e io a sensazione lo trovavo più scomodo, ovviamente, per me) è per me la cosa migliore, perché significa essere avvolti in un caldo abbraccio sempre. Il bimbo – in assoluto – piange meno. Le fastidiose e inevitabili coliche dei primi mesi sono di durata e numero inferiore. Se si indossa il bimbo lo si calma più facilmente, lo si scalda con il proprio corpo e lo si tranquillizza in meno tempo. Molti suggeriscono, durante le coliche, di fare dei piccoli saltelli, indossando il bimbo, e pare che questo lo calmi prima. Mio marito ballava e saltava, e devo dire che ha funzionato!

Sia con la fascia che con il marsupio sono riuscita ad allattare, anche camminando. Quando il bimbo comincia a rendersi conto del mondo che ha intorno, il marsupio gli consente di spaziare ovunque con lo sguardo; allunga le manine, scalcia liberamente e sta comodo. La carrozzina non mi è mai piaciuta, soprattutto nei periodi caldi, quando il materiale plastico si arroventa e sembra di friggere un uovo! Diverso è se si vive in un posto più fresco, se si ha più libertà per uscire (vivere a piano terra, o avere l’ascensore) o se si ha molto spazio in casa (non io) dove parcheggiarla. Ci sono carrozzine fantastiche, come la classica a ruote giganti dell’Inglesina, quella , che tiene in alto il bimbo, lontano dai gas di scarico delle auto, e quella della Bugaboo, che a me fa impazzire, perché graziosa, comoda e compatta, ma mooolto costosa. Ma poi, sempre, bisogna fare i conti con i propri spazi, l’ingombro negli ascensori, in auto, e il contatto mamma/papà-bambino, che, lo sottolineo, a mio marito e a me è parsa la cosa più importante.

Nonostante questo, “indossare” un bambino, soprattutto se grandicello, sembra ancora una scelta controcorrente, antiquata, non occidentale. Se la si fa, si viene spesso osservati, additati e a volte criticati. Perché, semplicemente, si è “diversi”. Ad alcuni sembra inconcepibile portare addosso un bimbo di due anni, significa viziarlo. A criticare sono in genere le stesse persone che dicono di non prenderlo in braccio quando piange. Spesso non si pensa che il bimbo, anche se cammina, ha bisogno del contatto continuo con la mamma o il papà. Si dimentica spesso che quanto viene dato ci sarà in qualche modo restituito. Un po’ come l’allattamento… E allora, abbiamo detto sì al Babywearing, un sì per tutta la vita (o almeno fino a quando potevamo)!
V

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *